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nov 11

Foto (C) Repubblica.it (Immagino)

Quoto e commento (visto che su repubblica non si può fare!) questo articolo http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/perugia-uccisa2/generazione-youtube/generazione-youtube.html
di Gabriele Romagnoli.

il mio commento in bold.
————

Stragi annunciate, biografie virtuali di carnefici e vittime:

che cos’è una "biografia virtuale" ?

nel cuore della Rete dove si perdono sempre più spesso i giovani
YouTube Generation

che sono?

Giovani aspiranti omicidi che fanno le prove su YouTube
Non c’è fatto di cronaca che non abbia aggancio su Internet

hai idea che oggi ci si scambia l’account di MSN piuttosto che il numero di telefono? sveglia!

<B>YouTube Generation</B>
di GABRIELE ROMAGNOLI

Esistono gli universi paralleli.

i multiversi

 Non c’è bisogno di dimostrazioni scientifiche, è sotto gli occhi di tutti, a distanza di un clic.

il clic non l’ho trovato come misura metrica

Molto di quel che accade è già avvenuto prima.

anche le guerre e il proibizionismo, ma non abbiamo imparato nulla

 E dopo essere accaduto può essere replicato all’infinito.

vedi, appunto, le guerre e il proibizionismo

La realtà è una profezia che si autoavvera.

se questo profeta è attendibile, la prossima volta ascoltiamolo

Nonché, spesso, uno spettacolo di seconda visione.

che non vuol dire uno spettacolo diverso, uno spettacolo che già avvenuto ma che gli spettatori erano stati invitati alla prima, gente chic

 Un momento incidentale tra la prova generale su You tube e le infinite riproposizioni in altri siti.

è il tam-tam di un nuovo media, del resto tutto è riproposto anche su tutta la carta stampata

 È la messinscena di una sceneggiatura chiamata blog.

e saremmo in 103 milioni di sceneggiatori secondo qualcuno e 175000 che se ne aggiungono ogni giorno

Ha, con questi universi paralleli, un rapporto di dipendenza, a parti invertite.

c’è chi fuma, chi beve eppure non si sollevano tante questioni

 Non è la realtà a condizionarli, ma viceversa.

ma la condizione a creare la realtà?

Qualunque cosa esiste solo se può essere mostrata.

culi, tette e fighe, questo ci mostra la realtà

 E se la tv non viene da noi, noi andiamo alla tv.

usciamo fuori tema, questo è argomento veline

 Non c’è ormai fatto di cronaca che non abbia un aggancio con questi mondi: l’assassino ha mostrato come preparava la strage su You Tube, la vittima è apparsa, la sera dell’omicidio, su Facebook, la polizia ha trovato indizi nel blog.

su 103 milioni di blog vorrei vedere se non capitassero delle coincidenze, quindi chiunque abbia un blog è potenzialmente un killer

Quali sono le ragioni che spingono un numero crescente di persone, sempre più giovani, verso questo altrove?

libertà di esprimersi, di essere se stessi

La risposta, probabilmente, si chiama "SEM", acronimo che comprende Solitudine, Esibizionismo, Mercato.

La risposta si chiama cultura, informazioni, libertà di espressione, voglia di socializzare e rimanere in contatto, voglia di esplorare il mondo e voglia di apprendere e comprendere.

 Tutte e tre le componenti esistono da tempo, ma nell’universo parallelo si coalizzano.

si rafforzano

 Prendiamo il blog. In fondo è la versione contemporanea del diario.

no, il diario è personale, il blog è aperto ai commenti, il blog personale è voglia di esprimere il proprio parere

 Il diario è, inevitabilmente, solitudine. Lo si scrive in prima persona, in una stanza chiusa, soli contro il mondo, confessando, analizzando, per abitudine adolescenziale, suggerimento del terapista, ossessione di documentare, almeno a se stessi.

buona parte dei miei amici scriveva diari e non mi sembra siano in manicomio. Molti grandi scrittori hanno iniziato con i diari.

Nella sua espressione primitiva il diario era segreto: un quaderno con il lucchetto, riposto in un cassetto chiuso a chiave, in una stanza nella quale era proibito l’ingresso.

e si uccidevano tutti? o tutti diventavano killer poi?

 Violarne l’intimità era considerato peccato mortale, del genitore o del partner.

e vorrei vedere!

 Nella solitudine odierna si compilano blog. L’esibizionismo spinge a metterli in rete, a disposizione di chiunque.

decidiamoci, se è un diario non è pubblico, se non è pubblico non è un blog. Se è privato lo scrivo con un word processor e me lo conservo.

 Tutti possono sapere non soltanto le opinioni politiche di Tizio. com, ma anche le peripezie sentimentali e sessuali di Caia. org.

SE SI VUOLE! anche in edicola posso acquistare SE VOGLIO riviste porno, di armi etc.

 Se, in una qualsiasi sala chiedete di alzare la mano a chi è stato almeno una volta ripreso dalla televisione vedrete metà delle persone sollevarla.

proviamo nella sala dei CPT

 Le altre tengono un blog.

quindi gli altri sono killer o quantomeno schizofrenici

 È la rivincita degli esclusi. Di più: è la speranza di accedere al mercato.

non so più dove collocarmi, io sono stato ripreso dalla televisione e ho un blog (anche Paolini!, ed è nel libro dei guinnes e non ha ancora ucciso nessuno, anche se rompe le palle)

 Gli editori solcano la rete in cerca di blog da trasformare in libri.

cosa c’è di male? la De Filippi non cerca di trasformare una storia d’amore in un fatto mediatico?

 I casi non mancano. E non si limitano al giovane che mandava dispacci da Bagdad in guerra, comprendono anche la ragazzina che racconta le sue esperienza sadomaso.

giornalismo dinamico, persone che sanno sfruttare le tecnologie a proprio vantaggio.

 Da sola che era, attraverso l’esibizionismo è arrivata al mercato.

non riesco a capire cosa ci sia di male nel farlo? o è solo trattativa riservata nelle stanze (sotto le scrivanie) dei decisionisti?

Il blog sta a You Tube come la carta stampata alla televisione.

con qualche decennio di differenza, il giornalista sta al giornale come il blogger al blog.

 Quel che uno scrive sul blog può essere inventato, quel che mette su You Tube è filmato, documentato.

mai visto film di fantascienza? conosce programmi di video editing? le candid camera?

 Nessuno può negarlo. E allora, davvero, esiste solo se è su You Tube. Solitudine, Esibizionismo, Mercato, si diceva.

di servizi come youtube ne esistono a centinaia

Solitudine: intorno ad Ancona vivevano ragazzini incapaci di un vero rapporto con i genitori e i compagni. Esibizionismo: mettevano on line le loro attività sessuali, con o senza il consenso dei partecipanti. Scoperti, dicevano al magistrato: "Non mi sono divertito a farlo, ma a farlo sapere". Mercato: le ragazzine consenzienti spiegavano: "L’ho fatto sperando che qualcuno mi notasse". E le offrisse un qualunque spazio retribuito.

questo è quello che, chi è al potere, ha insegnato ai ragazzi, bravi. Per i giovani d’oggi, scendere a compromessi è una situazione "NORMALE", è questo normale lo hanno creato le generazioni precedenti.

Il mondo parallelo abbatte la Solitudine e crea rapporti altrimenti impossibili.

mi sembra un gran passo avanti.

 Il massacratore della scuola finlandese era in contatto attraverso You Tube con un quattordicenne americano arrestato in ottobre, sospettato di aver preparato una simile strage.

mentre alla strage di Capaci, il tritolo lo ha messo chi? un mafioso con la licenza media?

 Nella realtà è difficile trovare qualcuno che condivida le stesse passioni e/o perversioni, nell’altrove basta indicarle al motore di ricerca.

quindi vuol dire che la polizia scrive "pedofilo scambia video" su google e tutti dentro? sarebbe veramente bello così!

 Ci si possono scambiare filmati dei propri gatti che si masturbano o dell’uso del mitragliatore contro soggetti inermi.

dove lo trovo il video del "gatto masturbatore" ? e il mitragliatore contro soggetti inermi di quale governo è?

 Non c’è limite. Si abolisce ogni distanza, scavalca ogni differenza.

è vero, e i nostri politici non l’hanno ancora capito. Siamo tutti uguali su questa terra.

 Se è vero che note attrici passano ore su My Space cercando il compagno d’avventura che potrebbero trovare altrettanto facilmente nella realtà, il fatto straordinario è che un ragazzo comune, mettendo il proprio filmato sul web può finire a chattare e poi incontrare una star che aveva visto soltanto al cinema.

siamo al climax, è quindi? ci vede del marcio anche qui?

 Perché nell’altrove tutti diventano star. Esiste, anche, un mercato parallelo, che consente a uno sconosciuto di procurarsi più contatti di un divo, uscire dalla solitudine e, tramite l’esibizionismo, approdare al mercato.

saltando "la scrivania" dei potenti! da fastidio a qualcuno, capisco.

L’universo parallelo è circolare. Tutto si ripete all’infinito senza possibilità di distinzione, perché non esistono un prima, un poi, un luogo limitato. L’emulazione è il metodo, il perfezionamento lo scopo. Non ci sono valori né disvalori. La realtà è film, quindi ingiudicabile. Può succedere, come è successo, che due ragazzi mettano un pacchetto di caramelle Mentos in una bottiglia di Coca Light, la gettino per terra e, causa la reazione chimica all’interno, la facciano schizzare in aria come un razzo.

condivido, meglio i concorrenti a distraction che si tirano martellate sulle palle.

 E che questo gesto privo di ogni significato o apparente soddisfazione venga ripetuto e documentato innumerevoli volte e dovunque. O che altri due ragazzi decidano di fare una carneficina e mostrino i loro piani, i bersagli, i ridicoli slogan a supporto, con una fastidiosa colonna sonora d’accompagnamento. E che anche loro vengano imitati, davanti a una telecamera, nella realtà: c’è ancora differenza? Perfino il terrorista islamico mette sul sito il proprio testamento prima di farsi saltare o dello sgozzamento del nemico sequestrato. Anche nella sua cultura la realtà deve essere esibita per esistere, convincere, conquistare posizioni nel mercato delle idee.

non mi sembra tanto lontano da quello che fanno tutti gli altri media e aggregati.

La generazione You Tube non è pericolosa perché usa questo mezzo, ma perché manda un messaggio: "Guardami, sono solo, non ho niente da dire, ma dedicami la tua attenzione, ascoltami, leggimi, comprami o ti sparo e poi, forse, mi sparo".

basta guardare i blog e i social network, non credo ci siano le persone che lei disegna, c’è molta aggregazione, partecipazione. La solitudine, forse, c’è la lei che ha scritto un pezzo intriso solo di rabbia contro un media che non conosce perchè lei stesso ha deciso di rimanere solo, dietro la sua scrivania, dietro la sua macchina da scrivere, contestando un mezzo che, troppo velocemente, le è passato dinanzi agli occhi e non se ne reso conto.

(9 novembre 2007)

(11 novembre 2007)

33 commenti to “YouTube Generation”

  1. markingegno Says:

    Il mio commento e’ qui:
    http://tinyurl.com/2r27f4

    ne abbiamo parlato quasi in contemporanea :)

  2. catepol Says:

    Siamo soli in questo immenso vuoto che c’è cantava Raf…

    Ora l’articolo di repubblica fa cagare per gli stereotipi azzardati utilizzati nel fare un pezzo, scritto bene, in un ottimo italiano che utilizza metafore e congiuntivi al posto giusto…

    solo che chi lo ha scritto non sa nulla di questo mondo di cui parla…e allora vi fantastica su

    e che 2 palle…ad ogni modo ottimo il tuo post che controbatte punto per punto…ripeto tocca a noi che abitiamo la rete spiegare a chi la guarda dall’esterno (se la guarda…) che
    Internet non è il male…

    che il pedofilo e il killer stano su Youtube in percentuali minori rispetto alla possibilità di averli come vicini di pianerottolo…

    sta a noi far capire che la rete è abitata da persone…

    che i diari online non sono solo copie delle smemorande adolescenziali (che poi quanti insegnanti vanno a leggere le poesie e i racconti splatter che i ragazzi prima che su internet riversano nei loro diari di carta???) eh quanti????)

    che invece la rete offre opportunità infinite…

    insomma tocca a noi

  3. manfrys Says:

    @markingegno e non è la prima volta!
    @catepol sai bene quanto mi “ingegni” per diffondere il bene della rete, ma i giornalisti “confusi” sono molti! ma è possibile che sia sempre il messaggio sbagliato a passare sui media “tradizionali” ?

  4. Fassbinder Says:

    Bel post (oh mamma l’ho detto anch’io).
    La generalizzazione che si fa, sulla rete, è quasi sempre figlia della poca conoscenza in materia.

  5. LaLui Says:

    Anche io ho cercato di lasciare un commento su repubblica, ma se ne vedono bene!
    Io non ce l’ho fatta a leggere tutto quell’articolo di quell’anti-giornalista. Perchè mi veniva la voglia di prendere la macchina e andarlo a trovare e farmelo leggere da lui. Volevo vedere se riusciva ad arrivare fino alla fine senza sentirsi male, senza capire di aver fatto dell’insano terrorismo.
    Credo che creare il ghetto dei blogger oggi sia solo un vano tentativo di provincialismo dagli esiti vani. Ci voglio credere.

  6. LaLui Says:

    Comunque sull’argomento ho fatto anche io un post, stanotte, ore 2.30, dopo aver letto l’articolo, non riuscivo ad addormenatrmi :-|
    http://www.lalui.it/blog/blog/2007/dalle-stelle-alle-stalle.html

  7. Manfrys Says:

    Egregio Sig. Romagnoli, volendomi limitare ai primi quattro commenti, vorrei farle notare che gli autori dei commenti stessi, li ho conosciuti con questo “infame” mezzo. Da loro ho imparato molto, checchè sia la lezione. Da una buona fetta di giornalisti ho imparato come “distorcere” una notizia. E aggiungerei che i veri “giornalisti” vengono “fatti fuori” alla stessa maniera. Editto bulgaro=youtube.

  8. el finero Says:

    Chi è il target di questo articolo?
    Un target vetusto come lui, un target destinato a scomparire grazie alla pervasività del mezzo tecnologico.

    Il Romagnoli ottiene un effetto scenico a poco prezzo con un articolo della portata di quelli che pubblicavano i vecchi rotocalchi scandalistici come “STOP!” o “Cronaca vera”.
    Ma è un effetto che dura poco.
    Chi conosce, sa distinguere.
    Chi non conosce, o conoscerà, o la sua rilevanza progressivamente diminuirà.

  9. cirox Says:

    Purtroppo non è la prima volta che i giornali e/o la tv tentano di parlare del web e dei suoi vari fenomeni senza sapere bene cosa stanno dicendo. Negli ultimi mesi poi mi sembra che stanno facendo a gara, a tentare di stare “sulla notizia web” senza neanche verificare se quello che dicono si avvicina almeno alla realtà.

    L’articolo sopra citato l’ho letto dal giornale cartaceo uscito il giorno 9 nov e nella pagina accanto c’era un’intervista a Sree Sreenivasan (http://www.sree.net/bio.html) che diceva sostanzialmente quello che pensiamo noi tutti anche se le domande del giornalista erano di questo tipo: “Si può immaginare di mettere dei filtri, come per la pornografia o le minacce dei terroristi?” oppure “La rete può incoraggiare questi fenomeni, esserne ritenuta responsabile?”.

  10. Napolux Says:

    I giornalisti sono le uniche persone che possono parlare di un qualcosa di cui non sanno assolutamente niente e non passare per [INSERIRE TERMINE VOLGARE] davanti alla nazione :)

    Ne avevo parlato anch’io mesi e mesi fa. Che ci vuoi fare.

    Inutile incazzarsi

  11. categong Says:

    Sembra di sentire l’intervista doppia tra un inquisitore medievale e un illuminista.
    Ma non credo che leggerà le vostre mail.
    Se scrive un articolo senza documentarsi, non so perché dovrebbe perdere tempo a documentarsi dopo.
    :-/

  12. Manfrys Says:

    @el finero il target è la gente comune, questo è quello che preoccupa.
    @cirox non è la prima volta, sicuramente, ma quando inizierà la nuova generazione?
    @napolux strano che gli stessi giornalisti sembrano capaci di cercare su internet ;-) !
    @categong un’intervista sorda, purtroppo!

  13. atomino Says:

    ma chi è un parente di salgari questo qui ? parla di un mondo che non conosce io quando non conosco sto zitto o almeno premetto che scherzo , bhaaa ha detto bene @LaLui ” quell’articolo secondo me ha fatto dell’insano terrorismo “

  14. Panzallaria Says:

    anche io ci ho scritto un post: un articolo vergognoso, qualunquista e pressapochista, assolutamente in linea con l’informazione tradizionale…

    tra l’altro i cosidetti esclusi di cui tal Romagnoli parla vengono inseguiti dagli inclusi (vedi Mastella e altri che si sono aperti goffi blog) che – in italia – si sono accorti tardi del peso culturale e di spostamento di opinione che hanno i blog.

    ma si sa, i giornalisti rosicano perché ormai si trova molta più qualità dal basso che nelle riviste patinate e istituzionali…

    il mio post:http://www.panzallaria.com/2007/11/09/cvd-unaltra-occasione-mancata-per-non-dire-cretinate-sui-blog/
    grazie!
    panz

  15. Ispirato Says:

    Dall’articolo:

    [...]ma anche le peripezie sentimentali e sessuali di Caia. org.[...]

    Secondo me il tipo pensa che i domini che finiscono per .org stiano per orgia

  16. Stefano Says:

    Il vero “digital divide” non sta nell’avere o meno accesso alla banda larga, quanto piuttosto dare un’immagine del fenomeno internet, da parte dei media tradizionali, come del luogo ricettore del peggio dell’umanità. La notizia di cronaca nera fa sempre più effetto di un reportage sugli aspetti positivi e innovativi portati dal web, che sono la maggioranza.

  17. catepol Says:

    io direi che se recuperiamo la mail di romagnoli potremmo ognuno di noi scrivergli le nostre ragioni, spammargli tutti i post che stiamo rpoducendo e i commenti…no perchè non credo che ci verrà mai a leggere…

    invece magari scrivere a lui o alla redazione di repubblica da più parti forse un po’ di interesse lo suscita…

    ma son supposizioni mie…

  18. manfrys Says:

    @catepol e no è!! se usa l’email, come minimo commette scippi e rapine! Credo che i signori di “repubblica.it” quando pubblicano un’articolo sappiano a cosa vanno incontro.

  19. gigicogo Says:

    Scusami Antonio ho visto il tuo invito al commento troppo tardi.
    Ora è RI-SUCCESSO che è morto un tifoso per il pallone.
    Serve dire altro?
    Forse era colpa del pallone e di come è stato usato male!
    Ciao

  20. el finero Says:

    Anche una protesta trasversale potrebbe aver senso.
    Per esempio scrivere ad Ernesto Assante (sempre de La Repubblica) che credo proprio abbia idee un po’ diverse da Romagnoli rispetto ai mezzi tecnologici.

  21. Mushin Says:

    Giusto per restare in tema di cattiva (approssimativa? Superficiale?) informazione, ho appena postato sullo schifo che mi fa il corriere. Caso Radiohead. E la spazzatura arriva anche fino ai blogger (vedi i sedicenti tali su Nova…)

    http://tinyurl.com/32tbwc

  22. Sir Drake Says:

    Mi sorge un dubbio: io che vado tutti i giorni in televisione e che ho pure un blog come mi colloco?
    Scusa se la butto sullo scherzo, ma la situazione è veramente drammatica.
    Da qualche giorno ho in mente di scrivere un post sul giornalismo e i new media, anche prendendo spunto dalla conferenza tenuta su Second Life dal vicedirettore di repubblica.it Massimo Ratti (nella UnAcademy creata da Granieri).
    Ma la cronaca è sempre più veloce dei miei pensieri e delle mie dita.
    Sono d’accordo con i commentatori che mi hanno preceduto: il collega Romagnoli – è evidente – non sa nulla di blog e di social network, ma – nello scrivere il suo pezzo – ha applicato tutti i luoghi comuni e gli stereotipi che circolano sull’argomento.
    Qui, secondo me, emergono due limiti del giornalismo moderno:
    1. la scarsa conoscenza dei nuovi media
    2. la superficialità (ma questa riguarda anche i vecchi media).
    E’ strano che a ignorare “la parte abitata del web” sia proprio un giornalista dell’unica testata che sta lavorando da tempo sull’integrazione di nuovi e vecchi strumenti di comunicazione.
    Rispetto alla superficialità, che dire?
    Gigicogo ha fatto riferimento all’uccisione di Gabriele Sandri e alla relazione che ci sarebbe tra la sua morte e il calcio.
    Ecco, la vicenda è figlia della stessa superficialità.
    Tutto quello che sta accadendo oggi in Italia – negli stadi, per le strade, sotto la sede Rai di Milano – nasce da un modo errato di dare una notizia.
    Questo è il titolo del take dell’Ansa delle 12.10: “TAFFERUGLI TRA TIFOSI IN AREA SERVIZIO A1, UN MORTO”.
    A distanza di qualche ora, sembra che si sia trattato di un tragico incidente, che abbia poco a che fare con la violenza negli stadi.
    Ma alle 12.10 tutte le testate hanno ricevuto la notizia in quel modo e l’hanno trattata in quel modo: un ragazzo è stato ucciso in uno scontro tra tifosi.
    Le conseguenze le stiamo vedendo tutti.

    Queste sono le colpe dei giornalisti, ma mi permetto di dare qualche responsabilità (solo sul primo punti) anche alla cosiddetta “blogosfera”.
    Se molti ignorano il social netwok, forse è perchè si tende troppo a restare invischiati nella rete, senza riuscire a comunicare con l’esterno.
    Questa è l’impressione che ho avuto nei primi giorni di frequentazione della blogosfera e ora – a distanza di qualche mese – ne sono ancora più convinto.
    Se vogliamo che “il mondo” conosca le potenzialità e le straordinarie risorse del social network, facciamogliele conoscere.

    Volevi un commento? Beccate questo!

  23. gigicogo Says:

    Ottoma SINTESI :-) Sir Drake, concordo.
    Io ho letto le ansa con il palmare stamani e GIURO che ho detto: “bah! staremo a vedere”.
    Putroppo per far carriera bisogan essere “scoopisti” non giornalisti. Ma anche la blogosfera fa, sempre più spesso, questi errori.
    La vicenda 3 e Skypephone vi dice nulla? (non per fare lo sborone, andate a leggervi cosa ho scritto il giorno che è uscito lo skyphone e cosa hanno scritto gli scoopisti)
    Tutti li a dire che figata! E a riportare quasi integralmente il comunicato stampa!
    Un giorno scriverò un post: “il coraggio delle idee come antitesi alla FUFFA del passaparola”
    Ciao

  24. clarita Says:

    1 cosa sola ke credo sintetizzi al meglio il mio pensiero: odio chi scrive qualcosa su di un argomento su cui nn s sa nulla, odio ki fa di tutta l’erba 1 fascio.

  25. manfrys Says:

    @clarita o di un “fascio” che si fa di “erba” e che “sintetizza” una “sòla” ;-) ! (giusto per sdrammatizzare)

  26. gigicogo Says:

    Bhe sta discussione è stata come un diesel….alla fine sono andato in moto ed ecco i miei due cents:
    http://webeconoscenza.blogspot.com/2007/11/il-meme-di-blogbabel-un-opportunit-o-la.html

  27. catepol Says:

    “Pensa. Prima di dire, di pubblicare. Pensa” parafrasando una nota canzone…

  28. Francesco d'Elia Says:

    Gente della serie al-lupo-al-lupo che non sa di cosa parla ma pretende di insegnartelo, ma chi czz.. è questo, uno che scrive i testi per Paolo Crepet..? Un altro tele-psicologo-depositario-della-verità che scassa i maroni con le teorie intepretative del disagio dei giovani..? Chissà come mai sono tutti stati giovani disagiati che una volta adulti rimuovono le proprie esperienze.. GUardate il casino di oggi e continuate a dare la colpa a YouTube..

  29. floria Says:

    Gabriele Romagnoli è un giornalista bravo che in genere sa quello che scrive. Non è l’ultimo venuto e non ha niente a che spartire con Crepet. Con tutto ciò, questo suo articolo è scandaloso: infarcito di luoghi comuni, retorico, tronfio, ignorante (nel senso che non sa di che cosa sta parlando). E allora chiediamoci perché uno bravo riesca ad infilare tante sciocchezze in una volta sola. E’ questo il vero problema: il ritardo culturale che in Italia esiste nella cosiddetta “classe dirigente” (politici, giornalisti, intellettuali … ) riguardo ai meccanismi della Rete, il provincialismo che da sempre ci affligge, la chiusura rispetto all’innovazione.

  30. ivan Says:

    ben scritto, ma non sempre ciò che è ben scritto è anche ben fatto e vero. Come al solito si scrive per stereotipi e semza conoscenze, ed è anche facile dire che c’è del vero (se non ce ne fosse neanche sarebbe da buttare). Ma ancora una volta sfugge al giornalista che quello di internete non è il mondo che necessita della sua approvazione per essere vero.
    E’ un mondo che vive anche senza che lui lo condivida, che ha pregi e difetti com tutti i mondi e come tutte le epoche. Ma il mondo preogredisce perchè accetta i pregi e le virtù, cercando di limitare i difetti. Non si butta mai, come fanno spesso gli sprovveduti, i panni con l’acqua sporca, si butta solo l’acqua.

  31. capobecchino Says:

    Come ho gia avuto modo di dire … è facile per i giornalisti “ignoranti” (non perchè scemi ma perchè ignorano) bombardare youtube perchè è un grande colosso .. e tutti giu a dire “si poteva evitare, bastava guardare o filtrare il video” … ma nessuno ha pensato “si poteva evitare .. .bastava che chi gli ha venduto l’arma chiamava la polizia” ???

    Secondo me l’errore è di interpretazione fatto da tanti giornalisti … e ahimè penso che succederà ancora …

  32. marco Says:

    bellissima intervista…cmq è vero si generalizza troppo

    iL tuo blog è molto carino e utile come argomenti trattati.Mi piacerebbe fare uno scambio link,il mio è http://www.mark-be.blogspot.com
    FAMMI SAPERE ;)

  33. Paskal Says:

    Antò, non dimenticare: siamo nel secolo dell’ignoranza al potere, che è riuscita dove la fantasia ha fallito :|

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